Un campanile fulminato (tre volte)

Vista dei campanili di Giaveno

Ripubblichiamo un articolo dell’avvocato Gerardi comparso sul numero 4 del 1962 di Vita Giavenese. L’articolo fa parte di una rubrica chiamata “Vita e vicende dei monumenti del borgo.

Guarda la puntata di Discover ValSangone dedicata alla Torre degli Orologi di Giaveno.

LA TORRE DEGLI OROLOGI
IL CIVICO CAMPANILE DELLA TORRE DI S. LORENZO

Torre degli Orologi di Giaveno
Il campanile di S. Lorenzo prima del 1887 (per gentile concessione del Cav. Fulgenzio Maritano) (riproduzione De Amici)

Slanciato, imponente e severo, intieramente in cotto nella sua struttura muraria, a cui dà particolare rilievo il bugnato della parte inferiore, si spinge; verso l’azzurro il caratteristico campanile di S. Lorenzo, designato più anticamente con l’appellativo di «Torre degli Orologi». 

Il 19 agosto 1736 il canonico Giacomo Valletti informava il Consiglio della Comunità che nel giorno della festività di S. Rocco si era rotta la campana della Chiesa omonima, adibita per il battito delle ore, e sollecitava la costruzione di una nuova torre campanaria, più degna dell’importanza del capoluogo giavenese.

Il Comune approvava il progetto del nuovo campanile, da innalzarsi nell’angolo della piazza maggiore denominato la Berghinada, affidandone l’incarico all’architetto Paolo Antonio Masazza conte di Valdandona.

Per rendere più leggiadro il sito acquistava la casa Balbi presso la porta di S. Lorenzo e quella del notaio Morelli, decretandone poi l’abbattimento.

L’opera iniziata con tanta alacrità segnava il passo per circa dodici anni, e veniva ultimata solamente nel 1738, poco dopo la pace di Aquisgrana.

All’impresario Giambattista Benit era riservato il compito di por fine alla impresa, innalzando la pittoresca guglia in cotto, rimasta in piedi sino al 1887.

Verso la metà del secolo scorso gravi lesioni alla sommità imponevano urgenti provvedimenti di ripristino, e nella seduta straordinaria del 23 luglio 1854 il consiglio comunale esaminava la pratica per «la riforma della cupola della Torre degli orologi di proprietà comunale».

La perizia di stima veniva affidata al geometra Lasagno, che calcolava l’importo dei lavori in Lire 4815,84, e il progetto all’architetto Gaetano Bertolotti.

L’opera era eseguita dall’impresa del capo mastro Giuseppe Quaranta fu Giovanni per lire 4170 in base a deliberamento definitivo del 7 ottobre 1854.

Il collaudo dei lavori avveniva il 3 ottobre 1855 a cura del regio misuratore ed estimatore pubblico Giuseppe Battagliotti.

Il tempo congiurava decisamente contro lo snello edificio e la sua cuspide: il fulmine si abbatteva una prima volta sul campanile nel 1881 provocando screpolature allarmanti alla guglia, ed il consiglio comunale nel verbale del 6 aprile 1885 faceva presente l’urgenza di conoscere quali riparazioni fossero necessarie, con la relativa perizia di spesa, dando mandato al geom. Fontana di provvedere.

La folgore ricompariva una seconda volta nel 1886 aggravando le lesioni, per cui nella seduta del 20 marzo 1887 si procedeva all’esame del progetto di ripristino dell’ingegner Cesare Meano e del geom. Fontana per un ammontare di 4500 lire.

Nell’adunanza successiva del 30 aprile il consiglio comunale si dibatteva nell’alternativa di scelta tra il primo elaborato di restauro Meano-Fontana ed un secondo di abbattimento della cuspide, con un preventivo di costo di 8500 lire.

Il sindaco, contrariamente alla proposta del consigliere Ughetto, si dichiarava favorevole a quest’ultimo, e il progetto presentato l’8 marzo veniva approvato con 13 voti contro uno dissenziente.

Il fulmine colpiva ancora una terza volta il povero campanile nel 1887.

Nella seduta del 15 maggio dello stesso anno si aggiudicavano i lavori a trattativa privata al capo mastro Giuseppe Negro, sotto la direzione tecnica del geom. Fontana.

Il desiderio di conservare la tipica guglia era pur sempre vivo e profondo, se l’ultima parola in merito alla decisione dell’abbattimento era rimandata durante i lavori a ponti innalzati.

La perizia sul posto con l’assistenza dell’incaricato del «Genio governativo» si pronunciava in tale senso, ed il verbale del 19 giugno sanzionava definitivamente la nuova forma terminale della Torre degli orologi.

Il 5 novembre del 1887 terminavano i lavori di riparazione, ed il Consiglio comunale, dando atto della felice esecuzione dell’opera, sullo stile del progettista, e «sulle orme più antiche del celebre Iuvara», proponeva di rinchiudere nella croce il ricordo del restauro, come già era stato fatto nel 1855.

Il verbale del 7 novembre riportava per esteso le due menzioni: «Anno 1855 – Ricostruzione della cupola della Torre degli orologi a spese del Municipio – Sindaco s. Emilio Fasella – Consiglieri ss. Schioppo – Moda G. B. – Franco Camillo – Franco Tomaso – Bruno not. Segretario – Prevosto Arduino rev. sig. teologo – Impresario Giuseppe Quaranta capo mastro – Costruttore della croce Bongioanni Giovanni in Torino. Termine dell’opera 29 agosto 1855 – annata di miseri raccolti – siccità -crittogama ed imposizioni gravissime – guerra d’oriente».

«Percossa o conquassata dal fulmine negli anni 1881 – 1886 – 1887 restando tuttavia illese per divino favore ogni volta le persone.

La cupola del campanile di Giaveno fu dal Comune ricostrutta in forma appropriata allo stile dell’edificio, rimettendo a tempi migliori la riedificazione della cuspide da tutti desiderata.

Autori del progetto Meano ing. Cesare – Fontana cav. Nemore – Impresario Negro Giuseppe.

Termine dei lavori: 5 novembre 1887 ».

Presso la Croce venivano deposte dal canonico Giorgio Bernero alcune reliquie di S. Antero patrono del paese, da lui personalmente offerte.

L’ingegnere Michele Fenoglio collaudava le opere di riforma della cupola, come fa fede il verbale del 10 maggio 1888.

La spesa totale di lire 11.375,20, comprensiva della assistenza ai lavori e dei diritti di registrazione del contratto, veniva approvata nella seduta del 19 agosto 1888.

Nel 1898 fortissimi venti causavano guasti «all’orologio del campanile maggiore» ed il sindaco Fasella, nel verbale del 20 gennaio 1899 dava incarico al regolatore del meccanismo Rege-cambrin Battista, di eseguire le riparazioni necessarie.

Nell’anno 1933 il podestà Guido Gerardi decideva di trasferire l’orologio, rimodernato con quadranti luminosi e con nuova struttura, dai riquadri sottostanti la specola delle campane alla cupola, per accrescerne la visibilità diurna e favorirne la notturna; e con verbale del 25 febbraio 1934 n. 301 ordinava alla Officina Meccanica per orologi da torre Ennio Meloncelli di Sermide l’apparato orario luminoso al prezzo di lire 8570, in base al preventivo della ditta del 16 dicembre 1933.

I lavori di posa avevano termine il 12 dicembre 1934 a cura della ditta Romolo Poletti e figli di Massa Finalese per un importo di 2700 lire.

La inconfondibile torre civica giavenese non fu sempre la sola a regolare il fluire del tempo per i cittadini del borgo, perché anche il campanile di S. Rocco le contese questo compito sino alla fine del secolo scorso.

Si nota infatti nel verbale del Consiglio comunale del 18 aprile 1886 una richiesta degli «abitanti del cantone di S. Rocco» di un sussidio di 25 lire annue da devolversi al sacrestano nella qualità di regolatore dell’orologio della Chiesa omonima.

Nella vita di ogni campanile si specchia il cammino di ciascuno di noi; e le date, i fatti, le ansie e i rintocchi si fondono in questa paterna ombra di protezione, che si estende tra i vicoli, le strade e le piazze a cementare nella concordia e nella fratellanza l’attaccamento dei figli al paese natio.

Dr. Avv. Alfredo Gerardi